venerdì 21 novembre 2008

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Vuoto.

Come un vaso rotto.

Amore?


Quando guardo la nostra storia dipanarsi nel tempo.

Come un fiore.

Capisco il nostro amore.

Mi credevo che l’amore fosse qualcosa che nasce dal mio cuore.

E invece ho scoperto che nasce dal cuore di un altro.

Mi credevo di sapere amare

E invece ho scoperto di poter essere amato.

Solo grazie a te.

Ho scoperto la grazia e il dono di essere importante per qualcuno, non ostante i miei difetti.

In virtù di essi, quasi.

Ho scoperto la grazia e il dono dell’amore puro: senza cause, senza motivi.

Senza sesso, senza baci.

L’amore fatto di pazienza, dono e presenza.

L’amore più puro che Dio ha messo in terra.

E l’ha messo nel tuo cuore.

Sede di qualcosa di troppo superiore a me.

E lì mi scopro imperfetto.

Maschio.

Sensuale e virile.

Razionale.

E quindi incapace di amare.

Capisco il tuo cuore e non so essere adeguato: perché uomo.

Ciò che mi rende più profondamente me stesso, la mia virilità in senso più nobile, il mio essere


intelligente la mia conoscenza, quel che io sono, costituisce il mio limite maggiore ad esserti vicino.

Ciò che io sono meglio, è ciò che mi rende inutile a te.

E biasimevole.

Ogni singolo nostro ricordo, mi corteggia.

Ogni nostra parola risuona dentro di me.

Ogni nostra abitudine si fa presenza e a volte persona.

E poi anima.

E poi te.

E la tua voce di bimba paziente mi chiama, senza dire una parola.

Quanto mi sento inadeguato: quanto è crudele il mio modo di amare.

Soffro come un dannato e scopro lunghe gocce calde di lacrime rigarmi il volto, bagnarmi il viso senza

avvertirmi.

Sono felice, a prezzo della felicità di un altro.

Spregevole individuo del cazzo che sono.

Lei non lo avrebbe fatto: tu si.

Lei non ti avrebbe abbandonato, tu sì.

E mentre piangi, lei si scusa: ti chiede perdono e si fa di nuovo presenza che capisce.

E io mi sento un verme.

Ho scoperto di che materia sono fatto: e non mi piaccio.

Mi credevo di tessuto migliore.

Invece… sono solo come una foglia al vento.

Come una lama di vetro.

Come un chiodo di ruggine.


Il mio cuore è un cespuglio di spine, e pochi sanno perché.

Io lo so: mi faccio schifo.

Dio mi perdoni. Solo lui può farlo.

Io mi odio, mi disprezzo e… a malpena mi guardo in volto ogni mattina.

Come potrò essere me stesso se sarò capace di far del male a chi amo.

Che razza di uomo sono?

Chi avrà il coraggio di chiamarmi per nome?

Io non ne ho il coraggio, nè la forza.

Mi disprezzo, e Dio mi perdoni.


Martedì, 8 luglio 2008

martedì 18 novembre 2008

Nuvole Ottaviane (Qui e Ora)

mercoledì 4 giugno 2008

E' possibile mangiare nuvole con un cucchiaio, in bilico su un improbabile scala di sogni?

Sapori di cioccolata e zucchero filato.
Profumi di vento e caramelle.
Sogni di piadine, lambrusco e pinzimonio.
Nuvole di amore e profumi.

Soffia forte il vento, il mare si frange, spruzzi salati di acqua salmastra salgono sino a noi.
Nuvole di mare e granchi, anguille e cefali.
Sapori di sabbia e lettini, baci e canzoni, amori e pensieri che riemergono dal lontano passato.
(quella sua maglietta fina...)
Diciotto anni.
Dove eri allora?
(... e quell' aria da bambina ...)

Io ero là che ti aspettavo, scrutando l'orizzonte calmo del mare,
(là in mezzo al mar ci stan i camin che fumano)
nella notte, tra le stelle, dormendo sul fondo scuro della notte,
ascoltando la risacca del mare,
pensando ai miei sogni futuri.

Mai avrei pensato che tu fossi nel più improbabile e irraggiungibile dei posti: qua e ora.
Aspettavo allora, il qui e ora.

Ti aspettavo, tra le lettere che scrivevo a militare, al mio amore di Bologna, che non rispondeva.
Ti aspettavo, guardando ansioso nella casella della posta sempre desiderosa del mio amore di Bonn.
Ti aspettavo, negli occhi neri e le guance rosate della mia compagna di banco. Amatissima donna.
Ti aspettavo, quando facevo l'amore tra le lenzuola umide e dolcissime della mia amata sognatrice di mostri, a mia insaputa donna di malcostume.

Ti aspettavo e ti ho trovato
Nel più semplice dei posti. Eri qui e ora...

Ma ora, come posso rispedirti indietro, per avvisarmi di non temere,
che tu sei lì?
Anzi... qui e ora.
Con me.

Qui e ora.
In fondo, un posto come un altro.

Basta un cucchiaio, per scavare tra i nostri sogni ?

St




















(drawing and picture by Ottavia Lancini, all rights reserved)

Pubblicato da Stefano a 2.37

What really matters?

sabato 10 maggio 2008

To Isa, Ugo, Tom
Taken from us by the Tsunami, Sri Lanka, December 26 2004

Isabelle, my wife, my lover, my fellow intellect, I miss you so badly.
My soul, my body, my brain, all hurt for you, all cry out for you.
Your smile, your spirit would bring joy and light to all around you.
Your plans were to do voluntary work to help humanity,
I know you would have given courage and cherr to so many.

Ugo, my 8 year old boy, you could not wait to understand the world.
You even found your own definition of infinity: God!
I will remember forever when you would call me "Papa...? .... "
with that special tone, to announce a tough question.

Tom, my 5 year old boy, you could fight so hard and yet be so sweet.
You were so strong, and you could be so gentle.
Your determination was impressive, but clearly becoming thoughtful.
I will remember forever when after a fight,
you would jump up on my lap and give me a sweet loving hug.

So many years of happiness and joy,
May your spirit be with us and in me forever.

Denis,
Nice Hospital,
January 6 2005


Dedica al libro " A Theory of Distributed Objects, Denis Caromel - L. Henrio, 2005"
Un testo di informatica.

In life, what really matters?

mercoledì 12 novembre 2008

Orizzonte notturno


24 febbraio 2008

Ogni tuo sguardo mostra lo sfondo delle nuvole e delle stelle,
la croce del sud è lì di fronte
Tieni il timone, come si tiene un caro amico.
Il vento soffia… e sbatte le sartìe.

Delng-dlen dling-dling dleng-dleng

Il ripetitìo continuo del vento sulle corde di ferro mi culla….
Dormo sulle gòmene, intravedo la tua barba bianca e crespa.
E quelle rughe profonde sui fianchi della bocca…
Che parlano di tutte quelle volte che hai solcato questo mare…
Terribile.

Il più terribile dei mari, a 700 km dal più vicino approdo…
A poche centinaia di km dal polo sud
Qui se si spezza la carena, il gelido mare freddo ti si inghiotte.
E se non ti si inghiotte, nessuno verrà mai a prenderti.
Troppo vento.
Troppa distanza.

Siamo soli noi e la natura.
In questa notte calma... quasi calda..
La natura sembra amica… ma se cambia vento…

Il tuo sguardo riflette dentro di sé i cieli del sud
E mostra la conoscenza dell’ignoto.
Dormo sopra quelle gomene.
E guardo quella barba crespa, grigia, e quelle tue rughe sul volto.

Le sartìe sbattono ripetutamente al vento.
Come una ninna nanna primitiva.
Come quel suono che mamma mi ripeteva nel deserto per farmi dormire.

Io dormo, tra le volute di fumo della mia pipa quasi spenta.
Col calore del fornello tra le mani.
Alzo il bavero e dormo lì
Tra le stelle del sud.
E i ricci del tuo volto.
Le volute del tuo viso e il vento incessante del sud.


24 febbraio 2008

Scemitudine - Finally, I got it

10 febbraio 2007

Se mai dovessi parlare di amore e di stelle uccidetemi.[Charles Bukowski]

Nashville
http://www.youtube.com/watch?v=k4bdiPnxqKw
http://www.youtube.com/watch?v=6KZ8PRWChb8

Debussy
http://uk.youtube.com/watch?v=2LDVhdETe54

Most Fun a Girl Can Have
http://uk.youtube.com/watch?v=c1ywtHlGDhM&feature=related

Szerying Play bach (Violino solo)
http://www.youtube.com/watch?v=66Lq1nHRp24


Contemporaneamente, ovvio.

Iron(y)

27 novembre 2007

Did you show a sentiment?
wasn't me.

Mosaico del VI secolo, Ravenna.
Interno chiesa. Scena musiva. Al centro una fonte battesimale.
A sinistra una colomba, a destra un pavone il simbolo cristiano dell'infinito, della rinascita, della reincarnazione.
La colomba il simbolo della fede.
Sotto le due figure, un pesce stilizzato.
Icthus: Iesus Cristos Theou Uios Soter.
Gesù figlio di Dio, salvatore.

I simboli del mistero.
Della cristianità dell'origine.
Di un mondo nuovo.
Inchiodato sui resti del mondo classico romano.
Odore di incenso.

Semplice?
Pensa.

Quando cerchi le spiegazioni del cuore non è così.
Metti insieme i tasselli... il disegno sembra semplice...
Ma i pezzi non si incastrano mai perfettamente.
Cerchi una strada, ma ci vuole un cicerone più esperto di te per capirla.

Giudichi?
Guardati.

Accendo una candela, pongo una preghiera tra le pietre e faccio per uscire.
La fiamma gialla e debole illumina l'occhio verde di un santo, che riflette una luce colore smeraldo.
Esco, illuminato dai riflessi.
L'aria fresca della sera, mi stordisce.

Esterno notte.
Luna e silenzio.
Volte stellate.
Un campanile di pietre antichissime svetta nel buio.
Un uccello notturno canta.

Che provo?
Semplice?
Giudica tu.