venerdì 29 luglio 2011

Amore


Amore,

amore mio bello,
amore che risiedi non ricordo più dove,

amore che mi attendi e attendi i miei baci,
amore mio fresco,
amore sodo e dolce,
amore che doni seni e frescure,
amore che prendi il mio sesso e restituisci sensualità,

amore che mi doni amore,
amore di parole,

amore di dolcezze sotto i ponti, sotto le coperture dei tetti, e la pioggia delle grondaie,
amore che mi sveglia la mattina,

amore che non suoni, ma parli,
amore che dici con le mani...
amore che chiami e ridi con me,
amore che mi scrivi tutti i giorni,

amore che parli parli parli e ascolti ascolti ascolti,
amore che giochi,
amore che mi doni i capezzoli e ridi,

amore che dici prendimi, poi riprendimi e poi prendimi ancora,

amore che mi chiedi, mi bagni, mi sporchi,
amore che mi riempi,
amore che ti riempi di me,
amore che mi vedi,
amore che bevi, mangi e scherzi,

amore...

amore quando torni?

dedicata a F.M.

domenica 17 luglio 2011

Occhi blu lago, notte.


La guardai, guardai quegli occhi blu lago, di quel blu freddo e intenso.

Pensavo a quanto fossero belli, sulla sua pelle chiara come neve, i lunghi ricci, morbidi come una cascata calda e scura, e il suo sorriso che emanava una luce piena di puro amore femminile.

Provai l’impulso di baciarla. Lei mi guardava, con i suoi occhi luminosi e intensi.

Le presi la mano sinistra, bianca e luminosa come un opale; era calda e mandava un profumo delicato; il palmo era umido, quasi bagnato: quell’umore, misto al profumo che mandava la sua pelle, mi fece pensare al fatto che il suo corpo era lì reale e presente davanti a me.
Avrei voluto sedurla, quegli occhi intensi mi dicevano quanto fosse desiderabile per me tutto ciò che c’era dentro quella persona.

Non riuscii a dire nulla. La afferrai per le spalle e non sentii nessuna resistenza, il suo corpo era fiduciosamente abbandonato al mio contatto.
Arrivò il cameriere e interruppe il mio pensiero dicendo: “ Il conto, sono 7 euro”

“Lascia che paghi io”, mi prevenne lei
“Non vorrai privarmi del piacere di offrire”, le risposi
“No, ci tengo...Davvero. Volevo che fossi mio ospite stasera”, replicò Nabille, e consegnò in fretta un foglio da 10 rosato al cameriere.

Vidi gli occhi di quella mia amica sorridere, e non provai mai un tale desiderio che lei non fosse così straniera, così musulmana, così diversa.

“Eccole il resto”, disse il cameriere.
“Grazie” rispose sempre sorridendo, e i suoi boccoli si mossero e scalarono quelle spalle dolcissime.

Ci avvicinammo alla porta.
Milano fuori era bellissima: la temperatura tiepida, e confortante, nonostante fossimo ormai a metà novembre.

“In che direzione?” domandò.
“Di là”, le risposi
“C’è un clima stupendo stasera, vero?” disse lei.
“Sì”.
La presi da sotto al braccio.

Il fruscio dei nostri cappotti ci faceva conforto reciproco.
Seduttivo il suo profumo, dolce e intenso, misto a quel liquore di cioccolata che emanava sempre la sua pelle.

“Sai, hai un buon profumo”, mi disse lei.
“Anche tu...” le risposi, avvicinandomi, mimando solo il gesto, il mio volto al suo collo; e aggiunsi “sembra il profumo che hanno i fiori di castagno”.
“I fiori di castagno?” rispose un po’ sorpresa e incuriosita “ma sei sicuro? Non so neanche di cosa sanno...”
Sanno di cioccolata, terra e mare, pensai fra me e me. Sanno di te.

Non risposi e dissi dopo un poco ad alta voce “E’ un ottimo profumo”. “Come il tuo...Sai di cioccolata e mare”
“Cioccolata e mare...Che bello. Sono i profumi che io amo di più”, mi rispose.
“Non è vero, mi prendi in giro”, le dissi sorridendo.
“Ma sì, ti dico”, ripetè divertita “La cioccolata perchè mi ricorda le mie due città del cuore Parigi e Milano: le cioccolate calde che mia zia mi preparava nelle giornate di inverno dopo la scuola, quando eravamo a Parigi e anche successivamente quando ci siamo trasferiti a Milano. Il mare perchè mi ricorda la mia terra.
Fondamentalmente, resterò sempre una donna di mare anche dopo tutti questi anni passati in città”

“Già”, proseguii “ma il tuo profumo è più intenso, più dolce”
“In che senso?” domandò divertita. Giocavamo.

“Perchè il tuo è il profumo di una persona; una persona che ricorda la terra, il mare e la cioccolata: è il profumo di un essere umano, che vive di vita vissuta.

I profumi delle donne ricordano il profumo delle terre lontane, riacquisite.” Le dissi.
“Che cosa strana da dire...” replicò, e si fece pensierosa.

“Non c’è niente che alla fine, una volta detta, non sia strana e banale a volte più banale di ciò che rappresenta; cosa potrei dire che non sembrerebbe banale, per descrivere quanto sei bella”.
“Non esagerare...” sorrise.

“Sai ad esempio, vorrei dirti ciò che importa dire quando si ama una persona; ma qualsiasi cosa che mi venga in mente mi sembra banale; mi sembra che i miei pensieri di amore, se detti, si sviliscano; il tessuto delle parole è così limitato. E non riuscirei a dirti ti amo, senza banalizzare quel che dico per il fatto stesso di dirlo”.

Si fermò e mi guardò un po’ stupìta.
Io non mi ero neanche accorto di averle appena confessato tutto quel che pensavo di lei, così, senza freni, senza pudore.
“Sei stupita?” le chiesi, come se mi rivolgessi a me stesso.
“Sì”.

“Scusa, non volevo offenderti, penso non ci sia niente di male nell’amore; anche se non è corrisposto, è un buon sentimento. E poi, in fondo, mi piace la nostra amicizia, così: un po’ dolce, un po’ da piccoli amanti ragazzini.”

“Non hai capito...” mi disse, si fece seria.
Non rideva più, e i suoi occhi mi guardavano fissi; fissi nel cuore. Non capivo, in effetti.

“Sei uno stupido” mi rispose. Mi afferrò l’altra mano con dolcezza e sorrise con gli occhi.

Eravamo lì in fondo a via Moscova, al centro di questa piccola piazza, tra le panchine verdi di Milano, l’uno di fronte all’altra, mani nella mani.

Il suo profumo era irrestitibile e sexy.
Un odore di mele e pane usciva dalla panetteria all’angolo.
E le sue labbra, come fragole sulla neve, mi guardavano. Lei mi attravea a sè con il sorriso.

Le baciai delicatamente le labbra rosse, amandola intensamente.
La sua bocca era una pesca.
Il suo collo emanava un profumo stupendo e acre: era il suo odore, il suo odore di terra e menta; ed era mio ora.

Alzai lo sguardo al cielo e vidi i tetti di Milano e i lampioni rossastri.
La guardai negli occhi, in quelle pupille amaranto e blu: lei mi guardava dentro, come sempre, e il suo sguardo mi frugava nelle profondità dell’anima: era lo sguardo di una persona stupìta e felice.

Ci stringevamo le mani e sentivo il calore delle sue mani, bianche e umide, tra le mie palme.

“Baciami ancora... per favore”, mi disse guardandomi fisso negli occhi.

Fu difficile non essere felice in quell’istante.



venerdì 18 luglio 2005


domenica 3 luglio 2011

Chiacchiere e denti di leone (suoni sordi)


Tintinnano come denti candidi e nitidi i suoni dei tuoi tasti bianchi ditteggiati dalle tue mani, tra i soffi freschi delle tue parole.

Mattino presto. L'odore di menta del tuo corpo passa attraverso i fili del telefono e arriva fino a me tra le coperte, io assonnato.

Sento il tuo profumo di donna lavato di fresco, e di mela colta da poco.
Sento il profumo delle nostre cicche scambiate coi baci.
E le tue parole dense di sensi, e il fumo blu della mia sigaretta.

A volte mi stupisci con frasi che non so neppure se stanno nel tempo.
"Perchè?
Ma ti fa male?"

Mi fissi con quegli occhi pieni di verde e azzurro, una punta di sole vicino la pupilla, e tintinni sguardi nei miei che sembrano venire dal centro dell'universo.

Parli con i ritmi di voce e i toni di una bimba, di cose che fanno tremare i polsi.
Che non sai. Che nessuno sa.
Poi mi baci, presa dai tuoi sensi e distratta dal cigolìo dei pensieri.

Dammi il tuo profumo, fiore mio... il resto è rumore, vanità.
Il nostro profumo, invece, è solo nostro.
Seppelliamo il mondo tra le pieghe del presente, seguiamo l'architettura della vita, nella sua trama che ha senso, senza dargli senso.
Dammi il tuo profumo, e diamogli un volto, un nome.

Tintinnano ancora i suoni delle tue parole, tra i soffi di menta della tua bocca, e le cure dei tuoi baci. Mentre i tasti del tuo piano mi carezzano, fin sotto le coperte del letto, tra le dita delle mani e il frusciare di risa delle nostre lenzuola.

domenica 19 giugno 2011

Noi, 4 scemi e un cuore.


Questa sera eravamo di nuovo insieme noi quattro: io, M, F e N.
Rivedendo M di persona dopo mesi, mi sono accorto quanto mi mancasse. Quanto ci mancasse.
M si fa voler bene da tutti, senza fare nulla di particolare.
Mi piace in particolare l'effetto che M ha su F, e come N diventi più chiacchierone.

Mi sono accorto di quanto ho bisogno di loro, di quanto io ami stare insieme a noi, e noi insieme ad altri.

Con loro posso essere me stesso, senza pensieri. Stanco, spettinato, "stupido", non importa. Tutto è personale e divertente. Nessuno giudica, siamo noi: 4 fratelli.
N è l'anima e il pensiero, M il lato gentile il cuore, e F la ragione pungente.
Ma tutti siamo un po' di tutto questo.
Intelligenti. Semplici. scemi.

In questi mesi ho quasi buttato via me stesso. Ho ritrovato me stesso, in particolare grazie a loro.
Mi sono reso conto stasera di quanto sono profondamente felice con loro. Di come mi aiutino a trovare le cose belle e profonde della vita. Altre persone importanti.
Si ride, ci si prende in giro. Siamo.

Un particolare aiuto me lo ha dato L. che non è qua, che amo e stimo e purtroppo non può essere mai con noi.

Sono felice.

Non ho neanche particolare voglia di scrivere; sono tornato a vivere i miei sentimenti nella vita reale, dove devono stare. Non qua. E questo è un segno positivo.
Il segno che sto bene.

A volte è ancora difficile. Molto. Ma le serate come oggi mi ricordano che sono fortunato e felice, e che posso essere felice di nuovo profondamente.

martedì 24 maggio 2011

Yep. Vorrei.


Sì lo so hai ragione, sembro "selfish".
Sono solo stufo di essere abbandonato da tutti, per una volta vorrei essere con te, tra le tue braccia, non pensare a nulla, non fare nulla.

Lo so sembro selfish, sono solo una persona che vuole dividere l'amore.
Lo divido con te, mi ascolti.

Lo so, hai voglia di altro. Lo so a che pensi.
Lo so hai ragione. Una vita.
Lasciami ancora per un po' così. Lasciami essere me stesso, ed egoista, ancora per un po'.

Vorrei spendere tutto il mio tempo con te. Vorrei darti tutto.
So che non vuoi niente, o dici di non volerlo, che va bene così. Egualmente, vorrei darti altro.
Adoro parlare ore e ore con te.
Più ti conosco più ti vedo intelligente, più mi chiedo come sei sotto le labbra.
Avevi ragione su tutto.

Rispetto, rispetto. Che parola stupida.
Ti rispetto amandoti, lo sai. Questo il mio rispetto.

So che è il tuo limite e la tua forza, e quello che ti chiedo è violare il rispetto.
Lo so, ma ho capito che c'è più di quello che mi racconti.

domenica 8 maggio 2011

punto linea punto - Dio Morse



Aprile 2008

(dedicata a M.)



Punto punto punto

Siamo così affascinanti e maturi…

Linea linea e linea

La pioggia ticchetta forte sul tetto di plastica ondulata

Grandine.

La mia macchina da scrivere ticchetta

La Radio canta:

Did I Remember (To Tell You I Adore You)

è Billy (Holiday).

La voce strascicata

Il suono insegue il suono

Spengo la radio e sento la voce della mia donna cantare la stessa canzone

E’ una registrazione.

Lei non è lì.

E’ la sua voce registrata che canta.

La stessa canzone.

Fantasma insegue fantasma

Penso a quando era viva.

Mi posava la tazza di camomilla di fianco sulla scrivania, mentre scrivevo

E mi baciava.

Quel profumo santo che aveva.

Odore di chi si ama.

Mi abbracciava, lo ricordo, sul divano

Le sue braccia dicevano quel che non sapeva dirmi con le parole.

Amore.

Amore, amore amore.

Guardo la tazza blu, quella stessa, fumante lì ora davanti a me.

La pioggia ticchetta sul tetto ondulato,

come il ticchettio di un orologio.

Il tempo passa.

Il tempo è passato.

Tu non ci sei più.

Il tuo ricordo è qua, come un Dio minore.

Dio mi odiava tu lo rendevi amorevole.

Si dice gli dei prendano con se prima chi gli è caro, amino di più chi muore giovane.

La tazza parla di te, delle tue mani, del tuo profumo, del tuo abbraccio

Del tuo amore.

Niente potrà cancellare queste cose.

Se non la mia fine… Ma allora non mi importerà più.

Il ricordo è lì ed ha significato.

Punto.

Ogni giorno vado in chiesa

Porto quella tazza fumante dentro di me.

E lo ricordo a dio.

Gli parlo e gli dico: che dio sei…

Punto punto punto

Linea linea.

Dio alfabetico.

Ho sognato lei

Eravamo nudi

Mi baciava sulla bocca come se fossi un frutto proibito e succoso.

[…]

Infine si girava verso di me e mi diceva, ti amo, in modo silenzioso con quelle labbra e

il suo corpo. Le sue braccia.

Dio che ne sai

Dio che ticchetti.

Dio morse.

domenica 1 maggio 2011

Non leggere, chiedi - Vivi


Se fuori c'è il sole, non leggi del sole, esci e te lo godi.

Se fuori è estate o piove, non te la leggi la giornata, ma esci, ti bagni e e ti godi l'aria
Se fuori la gente vive, non leggi della loro vita, ma ti unisci.

Non leggere. Chiedi.
Non leggermi, parlami.
Non leggermi, vivi.