domenica 27 marzo 2011

Dirselo

Cerco le parole, tra i seni dei tuoi seni, i flutti dei tuoi ricci, la natura della tua voce.
Poi capisco perchè non le trovo, ci sono cose che si dicono a tu per tu, senza ragione.

Forse.. sui tuoi seni. Certo tra i tuoi occhi. Sicuramente nelle tue labbra. Tra i profumi del tuo corpo.
Ma di persona. Senza parole.

E c'è un luogo perfetto dove dirselo. Che tu immagini.
Tra i profumi del mondo.
I rumori della vita.
Le impertinenze del futuro.
La curiosa indifferenza della gente.

Ma meglio non aspettare la perfezione.
Meglio solo dirlo. La perfezione è qua.


lunedì 14 marzo 2011

La vita è un gabbiano. Anzi un'aringa, in salsa.


Passeggio per i ponti, nella luce di mezzanotte. Aria, mare, vento.
Mandi msg dall'Italia. E' solo un gioco, dici. Mi fai sorridere, sei così naive a volte. Giocare è già fare la corte. Ma sei così spaventata dai tuoi incipienti sentimenti - che li vorresti dominare con parole facili da dire, magiche, giocando a "kent e la barbie".

Non posso essere affascinato: il mio cuore non esiste più senza la donna che mi ama, posso solo essere preso per mano. A volte neanche quello.

Certo, ci vorranno mesi per farti sparire un po' la patina di provincia che ti nasconde alla vita vera.
Ma hai fatto un "passo avanti", per un'ora sei stata quasi normale...!

Poi ha prevalso in te quel perbenismo provinciale che ti rende prevedibile come il burro. Spari luoghi comuni, non fai domande, ripeti le frasi delle amichette, banalità lette sulle riviste. Luoghi comuni. Ti aiutano a sentirti meglio? Ti proteggono dalle sorprese?
Ti fanno credere che sei tu che decidi. Te la racconti, ma non ci credi neanche tu a volte.

La vita è un piatto senza regole. Un'aringa, in salsa. Non sai di che sa, finchè non lo provi.
Ma vuoi l'approvazione di mammà e delle amiche. Le amichette che al posto tuo fanno diversamente; ti consigliano di non fare quello che loro farebbero, e fanno.
Ma una parte di te se ne frega, e vorrebbe solo fare l'amore.
Ti dici, sarebbe solo per una notte.

La montagna di ingenuità, condita di rassicuranti luoghi comuni, che ti racconti.
Non pensare a me, pensa a te, ai noiosi maschi che credi di volere, e non ti cercano, e non sanno neanche cosa vogliono da te. Farsi scopare per 5 anni da uno che se ne va appena c'è il lavoro, quanto è stupido?

La vita senza sale e pepe, che ti cucini ogni giorno, per la fifa che hai di amare, di vivere, di essere te stessa. Ma mi fai la maestra di vita, via sms. Sempre stando in zona sicurezza, ovvio.

Francamente, non è pane per i tuoi denti.
Giocare, è corteggiare. Puntualizzare luoghi comuni, presuntuoso.
E' tutto burro senza salmone.
E indovina dove è il salmone del tuo burro.

Stamane, sole forte e rientro a casa.
B. forse vuole stare in "zona", per fare teneramente l'amore.
Mosca? Scozia?



  14 maggio 2011

sabato 12 marzo 2011

L'inverno del nostro scontento ;-P


Questo inverno finirà con le sue difficoltà ed i suoi percorsi ripidi, arriverà finalmente la primavera.

Sta per bussare alle porte il mondo: con i suoi colori translucidi e le luci tipede, e il cigolio lento delle voci, il profumo delle prime pioggie, la sensazione di essere noi, di nuovo assieme.

Fotografiamo assieme il tempo per conservarne i momenti più belli per riassaporarli quando i giorni sono un pò tristi, perchè capitano in questi periodi "troppe" brutture che ti fanno pensare e che ti fanno paura.

Sarebbe bello cristalizzare ogni istante unico e nostro, riporlo in una confettiera di vetro, per poterli riaprire in quei giorni in cui si ha "paura di non potercela fare".
Spesso la mente, ci mente: ci confonde, ci censura, fa sbiadire le immagini ed indebolisce le emozioni: eppure possiamo fidarci soltanto di questi ricordi nostri che abbiamo condiviso, per viaggiare nel futuro e creare la speranza di un luogo migliore dove la gente non litiga, ha da vivere, non ci sono conflitti e le malattie guariscono tutte.
Sì, questo inverno finirà, presto la primavera arriverà e tu vorrai di nuovo il mondo felice.

(A un'amica)

lunedì 28 febbraio 2011

Competizione

Ogni giorno mi alzo esco di casa e vado a "competere", anche se non so perchè.

Ogni giorno continuo a relazionarmi con gli altri come se fossero persone.
Al contrario, ogni giorno le persone - molte, tante (troppe?) - si relazionano a me come se fossi una "cosa". Un oggetto.

Ho un putrido e sciocco valore sociale: sono un grimaldello per fare questo, o un peso per quello.
Non sono una persona, ho un cartellino del prezzo. Come un paio di scarpe in una vetrina.
Soldi, posizione sociale, età, peso, contatti personali (numero e tipo), lavoro, marca del vestito.
Ogni cosa che ho, o che indosso dovrebbe essere me?
Se ti sono utile, ti dice chi sono io?

Per fortuna ho scelto la comunità scientifica: chi usa il cervello per lavoro bada ad altro. Come in una squadra di sport: non conta come sei vestito prima di entrare in campo, conta se sai segnare.
Noi segniamo. Io segno. Il mio valore sociale è questo.

Non valgo per quello che indosso, porto o guadagno, o il peso dei miei contatti interni, ma per quello che so creare e fare per una comunità selettiva, appassionata e ristretta che è quella di chi fa scienza e nuove tecnologie.

Le cose che si scrivono su Facebook, dopo 10 minuti svaniscono nel nulla. Le cose che si scrivono come produzione scientifica resteranno per anni, forse per sempre.
C'è una differenza, mi pare inutile sottolinearlo.

Comunque... esco di casa e competo. Giusto per tenermi in allenamento.

venerdì 25 febbraio 2011

D.

Incontro una mia giovane amica, lasciata dal fidanzato.
Leggo ogni giorno le sue parole.

"Come posso svegliarmi per le lacrime?"
"Mi ricordo tutto di noi. Tornavo a casa con il tuo profumo sui miei vestiti. Dio quanto era stupendo tutto questo. Mi sembrava un sogno."
"Vorrei parlarti e non ci sei".
"Non ce la faccio...".

Come posso non immedesimarmi?
Non posso sapere che succede. Ma una cosa la so.
Questa giovane ragazza sta imparando una cosa sbagliata. Che quando l'egoismo prevale, si infligge dolore.
Nel prossimo rapporto, quando a sua volta il suo egoismo prevarrà, se ne andrà senza dare spiegazioni? E' probabile: si dirà, mi è capitato e (forse) sono sopravvissuta, quindi che male c'è...?

Il dolore si propaga così. E' il mantra del male: diffondersi di persona in persona, in un gioco tragico per cui chi subisce prima o poi infligge, per liberarsi del male.

D. lo so cosa provi. Ti diranno mille cose.
Nessuno ti dirà l'unica giusta. Era sbagliato che se ne andasse. Tutto qua.
Niente, e nessuna ragione, o spiegazione, renderà questo gesto giusto.

sabato 8 gennaio 2011

Ricostruire (Tradito).

{tre notti fa}

Cammino per le strade della città.
I miei tacchi rimbombano tra i portici.
Le luci di Natale appaiono e scompaiono.
Mi chiedo che ci faccio io qua? Questo piccolo borgo di provincia, non sono io.


Sono passate settimane e quasi mesi. Il dolore non passa da mesi.
Ricostruire, fa parte del dovere di vivere. Andare oltre.
Ma io che ci faccio qua?

Mi fermo, mi reggo al muro. Mi devo fermare.
Non riesco più a camminare.
Il cuore si spezza, si lacera.
Senza fare resistenza. Si sbriciola come un biscotto.

Ovviamente sono e mi sento tradito.
Non nel corpo, ma nell'anima.
Nei patti. Nel senso.

Sento quella voce interiore che mi duole dentro.

Mi hai presentato un volto, ed eri altro. {E tu lo sapevi}.
Mi hai parlato di amore, ma erano solo "sciocche" parole.
{Io non volevo entrare in casa tua, ricordi?}
Mi hai preferito la tua famiglia, e i tuoi amici, al nostro mondo costruito con amore.
{Per conformismo. Ma anche ipocrisia, e debolezza}
Mi hai nascosto quello che pensavi, sempre. Quel che eri.
{Hai mentito. Come si può mentire a chi ami, e poi affermare di amare?}

Che squallore. A chi ho dato la mia vita per tre anni?
Che spreco.
...

Mi siedo sulle panchine di marmo, e accendo il sigaro.
{Il marmo è freddo, sotto il cappotto}

Il dolore mi piega.
Mi dico, ti accetto dolore. Fammi male.
Non sei nuovo, so che devi trapassarmi il cuore.

Ma se il dolore lo capisco, il disprezzo di noi invece mi spezza.
Mi fidavo, mi hai tradito. Hai tradito il nostro patto.

Il disprezzo che hai mostrato di noi, di ciò che siamo - tradire il nostro senso - mi spezza.
{Come puoi mentire, e dire di amare o di aver amato?}

Una macchina, lontano, ruggisce: i fari accesi. Si avvicina.
Mi sfreccia vicino. Muove le ali del mio cappotto.
Che ci vuole a far smettere il dolore?
Poco...

Mi alzo.
Non oggi. Un altro giorno.
{Proviamo a ricostruire prima}.

venerdì 17 settembre 2010

Il corpo super. Non sento.











Quattro del mattino, cuore della notte, maglietta leggera,
scarpe da ginnastica, corro e stranamente non ho freddo.

Il mio corpo profuma più del solito questa notte, fresco nel vento, di quel profumo rassicurante che manda sempre, ma non lo sento.

Corro solo nel cuore della notte, i muscoli mi fanno male, ma non lo sento.
E' come se il mio corpo non esistesse, non appartenesse.

Alzo la musica delle cuffie, accelero e non sento.
Sono io forte, solo non sento più freddo e dolore.

Salto un tombino aperto. Mi fermo. Guardo il baratro, 12 piani.
Non sento neanche i miei pensieri.

Il vento soffia tra i miei capelli appena tagliati: 12 piani, 43 metri, 3 sec netti in caduta libera. E non mi sento l'anima dentro.

Non mi importa. Alzo il volume della musica e corro.

Corro via dalla rabbia che non sento. Sputo. Rabbia.
La vedo, non mi importa. Non sento.

Mi fermo, i polmoni mi bruciano
e non li sento.

I miei piedi mi urtano ma non li sento.
Le mie ossa mi dolgono ma non le sento.

Perchè non sento?

11th sept.