martedì 31 luglio 2012

Listen - Ascolta.




Le nostre parole soffieranno via sulla superficie delle cose,
senza un senso preciso,
come tutte le cose che hanno realmente senso;

come sabbia sulle rocce,
silenziosa e secca
che intreccia mulinelli di aria
col sentiero del vento;

come l'acqua nei ruscelli,
caotica e lucida,
bianca e sonora,
chiara, semplicemente fresca;

come le nuvole sulle montagne di ieri,
cangianti, semoventi,
bianche e scure,
spaventose e belle,
illuminate da lame di luce negli squarci.

Il vento muoverà gli steli d'erba
imitando le onde del mare,
e spazzando i tulipani rossi, sotto
il sole accecante del nostro mondo;

e le nostre parole si perderanno dentro questi steli
diventando passo,
ritmo,
rumore,
vento,
perderanno la forma del senso
e prenderanno la forma del mondo.

Il vento soffierà via le nostre parole,
non soffierà via il loro significato,
lo arrichirà delle mille cose che il mondo
dice e non spiega.

Ascolta. Il vento non sa leggere.
Il vento non dà spiegazioni.
Le nuvole non parlano.
L'aria non ha senso.

Ascolta e guarda.
Il senso è nel sentire.

Il senso è nell'amore stesso.


venerdì 20 luglio 2012

Prese ad aleggiare intorno a noi una brezza meravigliosa


Eravamo ormai vicini quando prese ad aleggiare intorno a noi una brezza meravigliosa, carezzevole e profumata, come quella che, secondo lo storico Erodoto, spira dalla Arabia felice.

Il soave odore che giungeva alle nostre narici era come il profumo che emana da rose, e narcisi, e giacinti, e gigli, e viole, e ancora dal mirto, dall’alloro e dal fiore della vite. Estasiati da quelle fragranze e sperando in una migliore fortuna dopo tante disgrazie, ci accostavamo sempre più all’isola.

Cominciammo allora a vedere, lungo tutta la costa, una quantità di insenature, ampie e ben riparate, e fiumi limpidissimi che sfociavano placidamente nel mare, e ancora prati e boschi e uccelli che cantavano parte sulla spiaggia, molti pure sui rami degli alberi.

Un’atmosfera pura circondava quella terra; brezze, soffiando, scuotevano appena la selva, e così anche i rami smossi sussurravano una piacevole e ininterrotta melodia, simile a una musica di flauto in una landa solitaria. Si udiva inoltre un vociare confuso e indistinto, che non aveva nulla di inquietante, e somigliava invece al chiasso allegro di un banchetto, dove c’è gente che suona, altra che intona lodi e altra che batte il tempo al ritmo del flauto o della cetra.

- Luciano di Samosata, II sec d.c.

martedì 10 luglio 2012

Silenzio.




Da quando sei morta, il mondo si è fatto più silenzioso. Silenzio duro da masticare.

Rientro a casa,  il vuoto mi saluta.
Il cuore si fa pietra.
Il suono un'assenza senza rumore.
Questo luogo è uno scheletro.
Neppure un passato, solo ambiente. Aria.
Il luogo di quel che non è stato.

La mattina è un dolore.

La domenica un vuoto.
La notte assenza.
Il domani, un sentiero senza senso.

Tutta la vita mi è passata davanti.

Mi piego al mistero della morte.
Mi piego alla forza dell'infinito nulla.

Che scelta ho?

Prego. E ti rammento.
Dolore. Colpa. Amore.
Prego e ti penso. Sola e non più sola.
Circondata finalmente dal Suo amore.
Ma a che prezzo?

La morte ti sia lieve, 

più di quanto mi è lieve la vita ora.

Torno da me stesso. Cucino. Parlo. Fingo.

Vivo.
Ma il suono non torna.