Intagliavo il tuo corpo nell’Avorio
come una scultura di orrori ed errori,
un florilegio di profumi e damaschi
il tuo fiore,
d’anima,
e le perle dei tuoi denti,
freschi.
Il profumo di te
che mi inebrizzava.
Quel caldo calore che era l’odore del tuo corpo vivo
e veniva dall’odore di ciò che eri
e che sei
mi puliva il cuore.
Mi donavi la tua anima, tra le lenzuola
e mi dicevi, non parlare.
E io non parlavo.
Non mangiare
e io non mangiavo.
Non sentire…
Ma il profumo del tuo corpo, lo sentivo.
Corpo insincero.
s.p.

Nessun commento:
Posta un commento