
Tintinnano come denti candidi e nitidi i suoni dei tuoi tasti bianchi ditteggiati dalle tue mani, tra i soffi freschi delle tue parole.
Mattino presto. L'odore di menta del tuo corpo passa attraverso i fili del telefono e arriva fino a me tra le coperte, io assonnato.
Sento il tuo profumo di donna lavato di fresco, e di mela colta da poco.
Sento il profumo delle nostre cicche scambiate coi baci.
E le tue parole dense di sensi, e il fumo blu della mia sigaretta.
A volte mi stupisci con frasi che non so neppure se stanno nel tempo.
"Perchè?
Ma ti fa male?"
Mi fissi con quegli occhi pieni di verde e azzurro, una punta di sole vicino la pupilla, e tintinni sguardi nei miei che sembrano venire dal centro dell'universo.
Parli con i ritmi di voce e i toni di una bimba, di cose che fanno tremare i polsi.
Che non sai. Che nessuno sa.
Poi mi baci, presa dai tuoi sensi e distratta dal cigolìo dei pensieri.
Dammi il tuo profumo, fiore mio... il resto è rumore, vanità.
Il nostro profumo, invece, è solo nostro.
Seppelliamo il mondo tra le pieghe del presente, seguiamo l'architettura della vita, nella sua trama che ha senso, senza dargli senso.
Dammi il tuo profumo, e diamogli un volto, un nome.
Tintinnano ancora i suoni delle tue parole, tra i soffi di menta della tua bocca, e le cure dei tuoi baci. Mentre i tasti del tuo piano mi carezzano, fin sotto le coperte del letto, tra le dita delle mani e il frusciare di risa delle nostre lenzuola.
Nessun commento:
Posta un commento