
Oggi ho voglia di parlare di mille cose. Con te.
Non profonde, ma personali, sceme, felici e infelici.
So che mi stai facendo guidare la barca in acque diverse, sempre con quella intelligenza e concretezza che fanno parte di te, solo perchè te lo chiedo.
Ti domandi, perchè oggi così? Te lo domandi implicitamente, che è il tuo modo di chiederti le cose.
E' che mi rendo conto, percepisco con le dita dell'anima, che due strade si sono separate: la mia che vuole andare verso la felicità, l'altra verso il nulla, con un passeggero vuoto a bordo.
Vedo, ora, questa felicità apparire dietro una curva. Sole, montagne, aria azzurra, cieli tersi: un intero paesaggio, particolare e bello.
Su questo treno, un passeggero al mio fianco, che sei tu.
Tu profumata. Tu diretta. Tu ironica.
Siamo io e te, ognuno di noi. Ciascuno con sè. Noi.
E io ti indico dal finestrino questo paesaggio, sterminato, nuovo.
Ogni tanto ti vedo concentrata sui dettagli meccanici del treno, e sugli arredi interni.
Io cerco di attirare la tua attenzione sul fuori. Che poi è anche quello che abbiamo dentro di noi.
Il treno è solo un mezzo. (Il nostro mezzo?)
Il fuori diverrà dentro? (Mi aprirai la porta?)
...
Guardo dal finestrino, ti circondo con un braccio, ti stringo a me piano. Sento il tuo respiro. I tuoi occhi scuri fissano il fuori.
Indico con le dita questo e quello; e guardo te, il tuo collo, nuovo e snello, le tue labbra lucide e morbide, il tuo sguardo reale e intelligente.
Non so nulla. So solo dove è la felicità.
Mi godo il viaggio, e... te.
Regalo del presente.
28 maggio 2011


