{tre notti fa}Cammino per le strade della città.
I miei tacchi rimbombano tra i portici.
Le luci di Natale appaiono e scompaiono.
Mi chiedo che ci faccio io qua? Questo piccolo borgo di provincia, non sono io.
Sono passate settimane e quasi mesi. Il dolore non passa da mesi.
Ricostruire, fa parte del dovere di vivere. Andare oltre.
Ma io che ci faccio qua?
Mi fermo, mi reggo al muro. Mi devo fermare.
Non riesco più a camminare.
Il cuore si spezza, si lacera.
Senza fare resistenza. Si sbriciola come un biscotto.
Ovviamente sono e mi sento tradito.
Non nel corpo, ma nell'anima.
Nei patti. Nel senso.
Sento quella voce interiore che mi duole dentro.
Mi hai presentato un volto, ed eri altro. {E tu lo sapevi}.
Mi hai parlato di amore, ma erano solo "sciocche" parole.
{Io non volevo entrare in casa tua, ricordi?}
Mi hai preferito la tua famiglia, e i tuoi amici, al nostro mondo costruito con amore.
{Per conformismo. Ma anche ipocrisia, e debolezza}
Mi hai nascosto quello che pensavi, sempre. Quel che eri.
{Hai mentito. Come si può mentire a chi ami, e poi affermare di amare?}
Che squallore. A chi ho dato la mia vita per tre anni?
Che spreco.
...
Mi siedo sulle panchine di marmo, e accendo il sigaro.
{Il marmo è freddo, sotto il cappotto}
Il dolore mi piega.
Mi dico, ti accetto dolore. Fammi male.
Non sei nuovo, so che devi trapassarmi il cuore.
Ma se il dolore lo capisco, il disprezzo di noi invece mi spezza.
Mi fidavo, mi hai tradito. Hai tradito il nostro patto.
Il disprezzo che hai mostrato di noi, di ciò che siamo - tradire il nostro senso - mi spezza.
{Come puoi mentire, e dire di amare o di aver amato?}
Una macchina, lontano, ruggisce: i fari accesi. Si avvicina.
Mi sfreccia vicino. Muove le ali del mio cappotto.
Che ci vuole a far smettere il dolore?
Poco...
Mi alzo.
Non oggi. Un altro giorno.
{Proviamo a ricostruire prima}.
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