domenica 20 novembre 2011

Le luci erano spente


Maria Alejandrina Cervantes aveva lasciato la porta di casa senza spranga.
Mi accomiatai da mio fratello, attraversai il corridoio dove dormivano i gatti delle mulatte ammucchiati tra i tulipani, e spinsi la porta della camera da letto senza bussare.
Le luci erano spente, ma appena entrai avvertii l'odore di donna tiepida e vidi gli occhi di leoparda insonne nell'oscurità, poi non tornai a saper nulla di me prima che cominciassero a suonare le campane.

Cronaca di una morte annunciata - Gabriel Garcìa Màrquez.

lunedì 14 novembre 2011

Lama finnica



L’amore ci aveva sorpreso inatteso e violento come un assassino che sbuchi fuori d’improvviso, e ci aveva pugnalato entrambi. Così colpisce il fulmine, così colpisce la lama finnica.

Del resto, lei sosteneva in seguito che non avvenne così, che noi ci amavamo sicuramente da sempre, senza saperlo, senza esserci mai visti.

da Il Maestro e Margherita
Michail A. Bulgakov
(1891–1940)


Ascoltare (Breathe me - Sia)


Bisognerebbe sempre “ascoltare” le parole che diciamo e quelle che ci vengono dette. Il timbro della voce, quella risata, l’eco di quel “ti amo”, di quel “ti voglio bene”, prestare attenzione a quel semplice “come stai?”. Contengono quasi sempre sussurri dell’anima che non sappiamo cogliere.

Bisognerebbe ascoltare e
incidere nell’anima quei piccoli sussurri in dono, che distrattamente non ascoltiamo. Non dovremmo viverli distrattamente perché potrebbe essere che non la sentiremo più quella voce, che non rivedremo più quel volto e non riceveremo più in dono “altri sussurri di parole”. E dire dopo mi dispiace sarà troppo tardi. Perché a volte già “adesso” è troppo tardi. Silvana Stremiz - Poetessa (1960)


(Devi cliccare per la musica)
http://youtu.be/hSH7fblcGWM
Breathe me - Sia
Lyrics to Breathe Me :

Help, I have done it again
I have been here many times before
Hurt myself again today
And, the worst part is there's no-one else to blame

Be my friend
Hold me, wrap me up
Unfold me, I am small
I'm needy, Warm me up
And breathe me

Ouch I have lost myself again

Lost myself and I am nowhere to be found,
Yeah I think that I might break
I've lost myself again and I feel unsafe

domenica 23 ottobre 2011

E ho guardato dentro un'emozione.


(I am happy)
E ho guardato dentro un'emozione
E ci ho visto dentro tanto AMORE
Che ho capito perchè
Non si comanda al cuore!!
E va bene così...Senza parole!

venerdì 7 ottobre 2011

Listen



Le nostre parole soffieranno via,
sulla superficie delle cose,
senza un senso preciso,
come tutte le cose che hanno realmente senso,

come sabbia sulle rocce,
silenziosa e secca
intrecciando mulinelli d'aria
nel sentiero del vento

come l'acqua nei ruscelli,
caotica e lucida
bianca e sonora
chiara, semplicemente fresca

come le nuvole sulle montagne di ieri,
cangianti, semoventi,
bianche e scure,
spaventose e belle,
illuminate da lame di luce negli squarci.

(ricordi quest'estate tra il vento e le nuvole dello sciliar?)

Il vento muoverà gli steli d'erba
imitando le onde del mare,
e spazzando i tulipani rossi, sotto
il sole accecante del nostro mondo

e le nostre parole si perderanno dentro questi steli
diventando passo,
ritmo,
rumore,
vento,
perderanno la forma del senso
e prenderanno la forma del mondo

(ricordi quando ci amiamo chi siamo e cosa proviamo?)

Il vento soffierà via le nostre parole,
non soffierà via il loro significato,
lo arrichirà delle mille cose che il mondo
dice e non spiega.

Ascolta. Il vento non sa leggere.
Il vento non dà spiegazioni.
Le nuvole non parlano.
L'aria non ha senso.

Ascolta e guarda.
Il senso è nel sentire.

Il senso è nell'amore stesso.


venerdì 29 luglio 2011

Amore


Amore,

amore mio bello,
amore che risiedi non ricordo più dove,

amore che mi attendi e attendi i miei baci,
amore mio fresco,
amore sodo e dolce,
amore che doni seni e frescure,
amore che prendi il mio sesso e restituisci sensualità,

amore che mi doni amore,
amore di parole,

amore di dolcezze sotto i ponti, sotto le coperture dei tetti, e la pioggia delle grondaie,
amore che mi sveglia la mattina,

amore che non suoni, ma parli,
amore che dici con le mani...
amore che chiami e ridi con me,
amore che mi scrivi tutti i giorni,

amore che parli parli parli e ascolti ascolti ascolti,
amore che giochi,
amore che mi doni i capezzoli e ridi,

amore che dici prendimi, poi riprendimi e poi prendimi ancora,

amore che mi chiedi, mi bagni, mi sporchi,
amore che mi riempi,
amore che ti riempi di me,
amore che mi vedi,
amore che bevi, mangi e scherzi,

amore...

amore quando torni?

dedicata a F.M.

domenica 17 luglio 2011

Occhi blu lago, notte.


La guardai, guardai quegli occhi blu lago, di quel blu freddo e intenso.

Pensavo a quanto fossero belli, sulla sua pelle chiara come neve, i lunghi ricci, morbidi come una cascata calda e scura, e il suo sorriso che emanava una luce piena di puro amore femminile.

Provai l’impulso di baciarla. Lei mi guardava, con i suoi occhi luminosi e intensi.

Le presi la mano sinistra, bianca e luminosa come un opale; era calda e mandava un profumo delicato; il palmo era umido, quasi bagnato: quell’umore, misto al profumo che mandava la sua pelle, mi fece pensare al fatto che il suo corpo era lì reale e presente davanti a me.
Avrei voluto sedurla, quegli occhi intensi mi dicevano quanto fosse desiderabile per me tutto ciò che c’era dentro quella persona.

Non riuscii a dire nulla. La afferrai per le spalle e non sentii nessuna resistenza, il suo corpo era fiduciosamente abbandonato al mio contatto.
Arrivò il cameriere e interruppe il mio pensiero dicendo: “ Il conto, sono 7 euro”

“Lascia che paghi io”, mi prevenne lei
“Non vorrai privarmi del piacere di offrire”, le risposi
“No, ci tengo...Davvero. Volevo che fossi mio ospite stasera”, replicò Nabille, e consegnò in fretta un foglio da 10 rosato al cameriere.

Vidi gli occhi di quella mia amica sorridere, e non provai mai un tale desiderio che lei non fosse così straniera, così musulmana, così diversa.

“Eccole il resto”, disse il cameriere.
“Grazie” rispose sempre sorridendo, e i suoi boccoli si mossero e scalarono quelle spalle dolcissime.

Ci avvicinammo alla porta.
Milano fuori era bellissima: la temperatura tiepida, e confortante, nonostante fossimo ormai a metà novembre.

“In che direzione?” domandò.
“Di là”, le risposi
“C’è un clima stupendo stasera, vero?” disse lei.
“Sì”.
La presi da sotto al braccio.

Il fruscio dei nostri cappotti ci faceva conforto reciproco.
Seduttivo il suo profumo, dolce e intenso, misto a quel liquore di cioccolata che emanava sempre la sua pelle.

“Sai, hai un buon profumo”, mi disse lei.
“Anche tu...” le risposi, avvicinandomi, mimando solo il gesto, il mio volto al suo collo; e aggiunsi “sembra il profumo che hanno i fiori di castagno”.
“I fiori di castagno?” rispose un po’ sorpresa e incuriosita “ma sei sicuro? Non so neanche di cosa sanno...”
Sanno di cioccolata, terra e mare, pensai fra me e me. Sanno di te.

Non risposi e dissi dopo un poco ad alta voce “E’ un ottimo profumo”. “Come il tuo...Sai di cioccolata e mare”
“Cioccolata e mare...Che bello. Sono i profumi che io amo di più”, mi rispose.
“Non è vero, mi prendi in giro”, le dissi sorridendo.
“Ma sì, ti dico”, ripetè divertita “La cioccolata perchè mi ricorda le mie due città del cuore Parigi e Milano: le cioccolate calde che mia zia mi preparava nelle giornate di inverno dopo la scuola, quando eravamo a Parigi e anche successivamente quando ci siamo trasferiti a Milano. Il mare perchè mi ricorda la mia terra.
Fondamentalmente, resterò sempre una donna di mare anche dopo tutti questi anni passati in città”

“Già”, proseguii “ma il tuo profumo è più intenso, più dolce”
“In che senso?” domandò divertita. Giocavamo.

“Perchè il tuo è il profumo di una persona; una persona che ricorda la terra, il mare e la cioccolata: è il profumo di un essere umano, che vive di vita vissuta.

I profumi delle donne ricordano il profumo delle terre lontane, riacquisite.” Le dissi.
“Che cosa strana da dire...” replicò, e si fece pensierosa.

“Non c’è niente che alla fine, una volta detta, non sia strana e banale a volte più banale di ciò che rappresenta; cosa potrei dire che non sembrerebbe banale, per descrivere quanto sei bella”.
“Non esagerare...” sorrise.

“Sai ad esempio, vorrei dirti ciò che importa dire quando si ama una persona; ma qualsiasi cosa che mi venga in mente mi sembra banale; mi sembra che i miei pensieri di amore, se detti, si sviliscano; il tessuto delle parole è così limitato. E non riuscirei a dirti ti amo, senza banalizzare quel che dico per il fatto stesso di dirlo”.

Si fermò e mi guardò un po’ stupìta.
Io non mi ero neanche accorto di averle appena confessato tutto quel che pensavo di lei, così, senza freni, senza pudore.
“Sei stupita?” le chiesi, come se mi rivolgessi a me stesso.
“Sì”.

“Scusa, non volevo offenderti, penso non ci sia niente di male nell’amore; anche se non è corrisposto, è un buon sentimento. E poi, in fondo, mi piace la nostra amicizia, così: un po’ dolce, un po’ da piccoli amanti ragazzini.”

“Non hai capito...” mi disse, si fece seria.
Non rideva più, e i suoi occhi mi guardavano fissi; fissi nel cuore. Non capivo, in effetti.

“Sei uno stupido” mi rispose. Mi afferrò l’altra mano con dolcezza e sorrise con gli occhi.

Eravamo lì in fondo a via Moscova, al centro di questa piccola piazza, tra le panchine verdi di Milano, l’uno di fronte all’altra, mani nella mani.

Il suo profumo era irrestitibile e sexy.
Un odore di mele e pane usciva dalla panetteria all’angolo.
E le sue labbra, come fragole sulla neve, mi guardavano. Lei mi attravea a sè con il sorriso.

Le baciai delicatamente le labbra rosse, amandola intensamente.
La sua bocca era una pesca.
Il suo collo emanava un profumo stupendo e acre: era il suo odore, il suo odore di terra e menta; ed era mio ora.

Alzai lo sguardo al cielo e vidi i tetti di Milano e i lampioni rossastri.
La guardai negli occhi, in quelle pupille amaranto e blu: lei mi guardava dentro, come sempre, e il suo sguardo mi frugava nelle profondità dell’anima: era lo sguardo di una persona stupìta e felice.

Ci stringevamo le mani e sentivo il calore delle sue mani, bianche e umide, tra le mie palme.

“Baciami ancora... per favore”, mi disse guardandomi fisso negli occhi.

Fu difficile non essere felice in quell’istante.



venerdì 18 luglio 2005


domenica 3 luglio 2011

Chiacchiere e denti di leone (suoni sordi)


Tintinnano come denti candidi e nitidi i suoni dei tuoi tasti bianchi ditteggiati dalle tue mani, tra i soffi freschi delle tue parole.

Mattino presto. L'odore di menta del tuo corpo passa attraverso i fili del telefono e arriva fino a me tra le coperte, io assonnato.

Sento il tuo profumo di donna lavato di fresco, e di mela colta da poco.
Sento il profumo delle nostre cicche scambiate coi baci.
E le tue parole dense di sensi, e il fumo blu della mia sigaretta.

A volte mi stupisci con frasi che non so neppure se stanno nel tempo.
"Perchè?
Ma ti fa male?"

Mi fissi con quegli occhi pieni di verde e azzurro, una punta di sole vicino la pupilla, e tintinni sguardi nei miei che sembrano venire dal centro dell'universo.

Parli con i ritmi di voce e i toni di una bimba, di cose che fanno tremare i polsi.
Che non sai. Che nessuno sa.
Poi mi baci, presa dai tuoi sensi e distratta dal cigolìo dei pensieri.

Dammi il tuo profumo, fiore mio... il resto è rumore, vanità.
Il nostro profumo, invece, è solo nostro.
Seppelliamo il mondo tra le pieghe del presente, seguiamo l'architettura della vita, nella sua trama che ha senso, senza dargli senso.
Dammi il tuo profumo, e diamogli un volto, un nome.

Tintinnano ancora i suoni delle tue parole, tra i soffi di menta della tua bocca, e le cure dei tuoi baci. Mentre i tasti del tuo piano mi carezzano, fin sotto le coperte del letto, tra le dita delle mani e il frusciare di risa delle nostre lenzuola.

domenica 19 giugno 2011

Noi, 4 scemi e un cuore.


Questa sera eravamo di nuovo insieme noi quattro: io, M, F e N.
Rivedendo M di persona dopo mesi, mi sono accorto quanto mi mancasse. Quanto ci mancasse.
M si fa voler bene da tutti, senza fare nulla di particolare.
Mi piace in particolare l'effetto che M ha su F, e come N diventi più chiacchierone.

Mi sono accorto di quanto ho bisogno di loro, di quanto io ami stare insieme a noi, e noi insieme ad altri.

Con loro posso essere me stesso, senza pensieri. Stanco, spettinato, "stupido", non importa. Tutto è personale e divertente. Nessuno giudica, siamo noi: 4 fratelli.
N è l'anima e il pensiero, M il lato gentile il cuore, e F la ragione pungente.
Ma tutti siamo un po' di tutto questo.
Intelligenti. Semplici. scemi.

In questi mesi ho quasi buttato via me stesso. Ho ritrovato me stesso, in particolare grazie a loro.
Mi sono reso conto stasera di quanto sono profondamente felice con loro. Di come mi aiutino a trovare le cose belle e profonde della vita. Altre persone importanti.
Si ride, ci si prende in giro. Siamo.

Un particolare aiuto me lo ha dato L. che non è qua, che amo e stimo e purtroppo non può essere mai con noi.

Sono felice.

Non ho neanche particolare voglia di scrivere; sono tornato a vivere i miei sentimenti nella vita reale, dove devono stare. Non qua. E questo è un segno positivo.
Il segno che sto bene.

A volte è ancora difficile. Molto. Ma le serate come oggi mi ricordano che sono fortunato e felice, e che posso essere felice di nuovo profondamente.

martedì 24 maggio 2011

Yep. Vorrei.


Sì lo so hai ragione, sembro "selfish".
Sono solo stufo di essere abbandonato da tutti, per una volta vorrei essere con te, tra le tue braccia, non pensare a nulla, non fare nulla.

Lo so sembro selfish, sono solo una persona che vuole dividere l'amore.
Lo divido con te, mi ascolti.

Lo so, hai voglia di altro. Lo so a che pensi.
Lo so hai ragione. Una vita.
Lasciami ancora per un po' così. Lasciami essere me stesso, ed egoista, ancora per un po'.

Vorrei spendere tutto il mio tempo con te. Vorrei darti tutto.
So che non vuoi niente, o dici di non volerlo, che va bene così. Egualmente, vorrei darti altro.
Adoro parlare ore e ore con te.
Più ti conosco più ti vedo intelligente, più mi chiedo come sei sotto le labbra.
Avevi ragione su tutto.

Rispetto, rispetto. Che parola stupida.
Ti rispetto amandoti, lo sai. Questo il mio rispetto.

So che è il tuo limite e la tua forza, e quello che ti chiedo è violare il rispetto.
Lo so, ma ho capito che c'è più di quello che mi racconti.

domenica 8 maggio 2011

punto linea punto - Dio Morse



Aprile 2008

(dedicata a M.)



Punto punto punto

Siamo così affascinanti e maturi…

Linea linea e linea

La pioggia ticchetta forte sul tetto di plastica ondulata

Grandine.

La mia macchina da scrivere ticchetta

La Radio canta:

Did I Remember (To Tell You I Adore You)

è Billy (Holiday).

La voce strascicata

Il suono insegue il suono

Spengo la radio e sento la voce della mia donna cantare la stessa canzone

E’ una registrazione.

Lei non è lì.

E’ la sua voce registrata che canta.

La stessa canzone.

Fantasma insegue fantasma

Penso a quando era viva.

Mi posava la tazza di camomilla di fianco sulla scrivania, mentre scrivevo

E mi baciava.

Quel profumo santo che aveva.

Odore di chi si ama.

Mi abbracciava, lo ricordo, sul divano

Le sue braccia dicevano quel che non sapeva dirmi con le parole.

Amore.

Amore, amore amore.

Guardo la tazza blu, quella stessa, fumante lì ora davanti a me.

La pioggia ticchetta sul tetto ondulato,

come il ticchettio di un orologio.

Il tempo passa.

Il tempo è passato.

Tu non ci sei più.

Il tuo ricordo è qua, come un Dio minore.

Dio mi odiava tu lo rendevi amorevole.

Si dice gli dei prendano con se prima chi gli è caro, amino di più chi muore giovane.

La tazza parla di te, delle tue mani, del tuo profumo, del tuo abbraccio

Del tuo amore.

Niente potrà cancellare queste cose.

Se non la mia fine… Ma allora non mi importerà più.

Il ricordo è lì ed ha significato.

Punto.

Ogni giorno vado in chiesa

Porto quella tazza fumante dentro di me.

E lo ricordo a dio.

Gli parlo e gli dico: che dio sei…

Punto punto punto

Linea linea.

Dio alfabetico.

Ho sognato lei

Eravamo nudi

Mi baciava sulla bocca come se fossi un frutto proibito e succoso.

[…]

Infine si girava verso di me e mi diceva, ti amo, in modo silenzioso con quelle labbra e

il suo corpo. Le sue braccia.

Dio che ne sai

Dio che ticchetti.

Dio morse.

domenica 1 maggio 2011

Non leggere, chiedi - Vivi


Se fuori c'è il sole, non leggi del sole, esci e te lo godi.

Se fuori è estate o piove, non te la leggi la giornata, ma esci, ti bagni e e ti godi l'aria
Se fuori la gente vive, non leggi della loro vita, ma ti unisci.

Non leggere. Chiedi.
Non leggermi, parlami.
Non leggermi, vivi.

mercoledì 27 aprile 2011

Il profondo risuonare dei tamburi.


Hai messo le tue mani sul mio cuore, hai cucito le mie ferite con la ferocia irriverente del gioco e delle risa, dell'ironia. Hai riso di me, di noi, del mondo.
Hai riempito ogni vuoto con la complicità della intelligenza.

Non ricordavo perchè le donne sono belle.
Ora lo ricordo.

Hai messo le tende nel mio cuore: ci hai scritto parole che sono tue.
Hai fatto tua la mia vita, e mi hai regalato la tua.
E non vuoi nulla.
Non chiedi nulla.
Mi ami, ma non chiedi nulla.

Ti sei guadagnata il mio rispetto, giorno per giorno.
Questo rispetto ha ricucito le mie ferite, una per una.
Mi parli e mi ascolti per ore, e questo tuo essere lì, mi ha curato l'anima.
Li hai strappati, i denti del dolore, dalle mie carni con la forza.

Ogni amore ha parole sue. Questo amore è fuori dal comune.
Forte, gratuito, intelligente, divertente, leale. Bello.
Sono felice, nel profondo con te.
Questa volta ho chiesto aiuto, ho avuto il coraggio, per me non banale, di mostrarmi debole, e ho trovato te.

Dio ti benedica. Perchè con te rido.
Ogni altra cosa è diventata minuscolamente buffa.

Mi sono alzato una mattina (non ho avuto il coraggio di dirtelo) che avevo te nel cuore. Che mattina, non ricordare più ... e sentire la tua voce dentro me!
Quella mattina ho capito la forza della tua intelligenza.
Ho capito che mi conoscevi meglio di me stesso.
Ho capito che ti eri guadagnata il mio rispetto, senza parlare.

I ricordi ora sono polvere sulle mie scarpe.
Hai preso 3 anni della mia vita e li hai resi brevi come 3 secondi.
Hai preso una persona che mi ha ferito a morte e l'hai resa un buffo passatempo.
Hai preso me e mi hai fatto ridere.

Hai preso il mio cuore, e te lo sei conquistato...


mercoledì 13 aprile 2011

Me ne $%£&/.


Io seguo il mio pensiero
Me ne fotto delle ipocrisie.
Me ne fotto se sbaglio. E me ne frego se non faccio la cosa giusta.
Non voglio più fare la persona corretta. Non voglio più fare la cosa giusta.

Faccio a modo mio.
Io seguo il mio pensiero, ancora una volta senza guida.

E' un rischio, ma sono sempre stato così, ho sempre rischiato.
Lo so che soffri.

Ma me ne devo fottere. Ho una sola via aperta, davanti.
Dietro il nulla. Il passato non esiste. Il futuro non c'è ancora. E nessuno sa che cosa sia.

E quando il futuro si chiuderà?
Saranno problemi miei.... D'altro canto, che novità.

Incido ogni giorno la tua "infelicità" nel mio cuore. E non ci posso fare nulla.
Mi lavo l'ipocrisia altrui di dosso ogni sera. E mi fa orrore vederla su di me e gli altri.
Poi lavo via anche la tua. Ha il sapore del menefreghismo e della paura.

Ricordo gli istanti.... Tutti.
Incido il mio dolore sulla mia pelle, e quando ti incontro è l'unico momento in cui non soffro, non mi sento colpevolizzato e non mi sento vittima. Non mi sento usato e fuori posto.

Io so solo una cosa in più di te, ed è l'unica che conta.
Ed anche l'unica che non ha valore.

E che volete che mi freghi del resto?

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lunedì 28 marzo 2011

Tu. Io. Le dita dell'anima


Oggi ho voglia di parlare di mille cose. Con te.
Non profonde, ma personali, sceme, felici e infelici.

So che mi stai facendo guidare la barca in acque diverse, sempre con quella intelligenza e concretezza che fanno parte di te, solo perchè te lo chiedo.

Ti domandi, perchè oggi così? Te lo domandi implicitamente, che è il tuo modo di chiederti le cose.

E' che mi rendo conto, percepisco con le dita dell'anima, che due strade si sono separate: la mia che vuole andare verso la felicità, l'altra verso il nulla, con un passeggero vuoto a bordo.

Vedo, ora, questa felicità apparire dietro una curva. Sole, montagne, aria azzurra, cieli tersi: un intero paesaggio, particolare e bello.

Su questo treno, un passeggero al mio fianco, che sei tu.
Tu profumata. Tu diretta. Tu ironica.
Siamo io e te, ognuno di noi. Ciascuno con sè. Noi.
E io ti indico dal finestrino questo paesaggio, sterminato, nuovo.

Ogni tanto ti vedo concentrata sui dettagli meccanici del treno, e sugli arredi interni.
Io cerco di attirare la tua attenzione sul fuori. Che poi è anche quello che abbiamo dentro di noi.

Il treno è solo un mezzo. (Il nostro mezzo?)
Il fuori diverrà dentro? (Mi aprirai la porta?)
...

Guardo dal finestrino, ti circondo con un braccio, ti stringo a me piano. Sento il tuo respiro. I tuoi occhi scuri fissano il fuori.
Indico con le dita questo e quello; e guardo te, il tuo collo, nuovo e snello, le tue labbra lucide e morbide, il tuo sguardo reale e intelligente.

Non so nulla. So solo dove è la felicità.
Mi godo il viaggio, e... te.
Regalo del presente.


28 maggio 2011

domenica 27 marzo 2011

Dirselo

Cerco le parole, tra i seni dei tuoi seni, i flutti dei tuoi ricci, la natura della tua voce.
Poi capisco perchè non le trovo, ci sono cose che si dicono a tu per tu, senza ragione.

Forse.. sui tuoi seni. Certo tra i tuoi occhi. Sicuramente nelle tue labbra. Tra i profumi del tuo corpo.
Ma di persona. Senza parole.

E c'è un luogo perfetto dove dirselo. Che tu immagini.
Tra i profumi del mondo.
I rumori della vita.
Le impertinenze del futuro.
La curiosa indifferenza della gente.

Ma meglio non aspettare la perfezione.
Meglio solo dirlo. La perfezione è qua.


lunedì 14 marzo 2011

La vita è un gabbiano. Anzi un'aringa, in salsa.


Passeggio per i ponti, nella luce di mezzanotte. Aria, mare, vento.
Mandi msg dall'Italia. E' solo un gioco, dici. Mi fai sorridere, sei così naive a volte. Giocare è già fare la corte. Ma sei così spaventata dai tuoi incipienti sentimenti - che li vorresti dominare con parole facili da dire, magiche, giocando a "kent e la barbie".

Non posso essere affascinato: il mio cuore non esiste più senza la donna che mi ama, posso solo essere preso per mano. A volte neanche quello.

Certo, ci vorranno mesi per farti sparire un po' la patina di provincia che ti nasconde alla vita vera.
Ma hai fatto un "passo avanti", per un'ora sei stata quasi normale...!

Poi ha prevalso in te quel perbenismo provinciale che ti rende prevedibile come il burro. Spari luoghi comuni, non fai domande, ripeti le frasi delle amichette, banalità lette sulle riviste. Luoghi comuni. Ti aiutano a sentirti meglio? Ti proteggono dalle sorprese?
Ti fanno credere che sei tu che decidi. Te la racconti, ma non ci credi neanche tu a volte.

La vita è un piatto senza regole. Un'aringa, in salsa. Non sai di che sa, finchè non lo provi.
Ma vuoi l'approvazione di mammà e delle amiche. Le amichette che al posto tuo fanno diversamente; ti consigliano di non fare quello che loro farebbero, e fanno.
Ma una parte di te se ne frega, e vorrebbe solo fare l'amore.
Ti dici, sarebbe solo per una notte.

La montagna di ingenuità, condita di rassicuranti luoghi comuni, che ti racconti.
Non pensare a me, pensa a te, ai noiosi maschi che credi di volere, e non ti cercano, e non sanno neanche cosa vogliono da te. Farsi scopare per 5 anni da uno che se ne va appena c'è il lavoro, quanto è stupido?

La vita senza sale e pepe, che ti cucini ogni giorno, per la fifa che hai di amare, di vivere, di essere te stessa. Ma mi fai la maestra di vita, via sms. Sempre stando in zona sicurezza, ovvio.

Francamente, non è pane per i tuoi denti.
Giocare, è corteggiare. Puntualizzare luoghi comuni, presuntuoso.
E' tutto burro senza salmone.
E indovina dove è il salmone del tuo burro.

Stamane, sole forte e rientro a casa.
B. forse vuole stare in "zona", per fare teneramente l'amore.
Mosca? Scozia?



  14 maggio 2011

sabato 12 marzo 2011

L'inverno del nostro scontento ;-P


Questo inverno finirà con le sue difficoltà ed i suoi percorsi ripidi, arriverà finalmente la primavera.

Sta per bussare alle porte il mondo: con i suoi colori translucidi e le luci tipede, e il cigolio lento delle voci, il profumo delle prime pioggie, la sensazione di essere noi, di nuovo assieme.

Fotografiamo assieme il tempo per conservarne i momenti più belli per riassaporarli quando i giorni sono un pò tristi, perchè capitano in questi periodi "troppe" brutture che ti fanno pensare e che ti fanno paura.

Sarebbe bello cristalizzare ogni istante unico e nostro, riporlo in una confettiera di vetro, per poterli riaprire in quei giorni in cui si ha "paura di non potercela fare".
Spesso la mente, ci mente: ci confonde, ci censura, fa sbiadire le immagini ed indebolisce le emozioni: eppure possiamo fidarci soltanto di questi ricordi nostri che abbiamo condiviso, per viaggiare nel futuro e creare la speranza di un luogo migliore dove la gente non litiga, ha da vivere, non ci sono conflitti e le malattie guariscono tutte.
Sì, questo inverno finirà, presto la primavera arriverà e tu vorrai di nuovo il mondo felice.

(A un'amica)

lunedì 28 febbraio 2011

Competizione

Ogni giorno mi alzo esco di casa e vado a "competere", anche se non so perchè.

Ogni giorno continuo a relazionarmi con gli altri come se fossero persone.
Al contrario, ogni giorno le persone - molte, tante (troppe?) - si relazionano a me come se fossi una "cosa". Un oggetto.

Ho un putrido e sciocco valore sociale: sono un grimaldello per fare questo, o un peso per quello.
Non sono una persona, ho un cartellino del prezzo. Come un paio di scarpe in una vetrina.
Soldi, posizione sociale, età, peso, contatti personali (numero e tipo), lavoro, marca del vestito.
Ogni cosa che ho, o che indosso dovrebbe essere me?
Se ti sono utile, ti dice chi sono io?

Per fortuna ho scelto la comunità scientifica: chi usa il cervello per lavoro bada ad altro. Come in una squadra di sport: non conta come sei vestito prima di entrare in campo, conta se sai segnare.
Noi segniamo. Io segno. Il mio valore sociale è questo.

Non valgo per quello che indosso, porto o guadagno, o il peso dei miei contatti interni, ma per quello che so creare e fare per una comunità selettiva, appassionata e ristretta che è quella di chi fa scienza e nuove tecnologie.

Le cose che si scrivono su Facebook, dopo 10 minuti svaniscono nel nulla. Le cose che si scrivono come produzione scientifica resteranno per anni, forse per sempre.
C'è una differenza, mi pare inutile sottolinearlo.

Comunque... esco di casa e competo. Giusto per tenermi in allenamento.

venerdì 25 febbraio 2011

D.

Incontro una mia giovane amica, lasciata dal fidanzato.
Leggo ogni giorno le sue parole.

"Come posso svegliarmi per le lacrime?"
"Mi ricordo tutto di noi. Tornavo a casa con il tuo profumo sui miei vestiti. Dio quanto era stupendo tutto questo. Mi sembrava un sogno."
"Vorrei parlarti e non ci sei".
"Non ce la faccio...".

Come posso non immedesimarmi?
Non posso sapere che succede. Ma una cosa la so.
Questa giovane ragazza sta imparando una cosa sbagliata. Che quando l'egoismo prevale, si infligge dolore.
Nel prossimo rapporto, quando a sua volta il suo egoismo prevarrà, se ne andrà senza dare spiegazioni? E' probabile: si dirà, mi è capitato e (forse) sono sopravvissuta, quindi che male c'è...?

Il dolore si propaga così. E' il mantra del male: diffondersi di persona in persona, in un gioco tragico per cui chi subisce prima o poi infligge, per liberarsi del male.

D. lo so cosa provi. Ti diranno mille cose.
Nessuno ti dirà l'unica giusta. Era sbagliato che se ne andasse. Tutto qua.
Niente, e nessuna ragione, o spiegazione, renderà questo gesto giusto.

sabato 8 gennaio 2011

Ricostruire (Tradito).

{tre notti fa}

Cammino per le strade della città.
I miei tacchi rimbombano tra i portici.
Le luci di Natale appaiono e scompaiono.
Mi chiedo che ci faccio io qua? Questo piccolo borgo di provincia, non sono io.


Sono passate settimane e quasi mesi. Il dolore non passa da mesi.
Ricostruire, fa parte del dovere di vivere. Andare oltre.
Ma io che ci faccio qua?

Mi fermo, mi reggo al muro. Mi devo fermare.
Non riesco più a camminare.
Il cuore si spezza, si lacera.
Senza fare resistenza. Si sbriciola come un biscotto.

Ovviamente sono e mi sento tradito.
Non nel corpo, ma nell'anima.
Nei patti. Nel senso.

Sento quella voce interiore che mi duole dentro.

Mi hai presentato un volto, ed eri altro. {E tu lo sapevi}.
Mi hai parlato di amore, ma erano solo "sciocche" parole.
{Io non volevo entrare in casa tua, ricordi?}
Mi hai preferito la tua famiglia, e i tuoi amici, al nostro mondo costruito con amore.
{Per conformismo. Ma anche ipocrisia, e debolezza}
Mi hai nascosto quello che pensavi, sempre. Quel che eri.
{Hai mentito. Come si può mentire a chi ami, e poi affermare di amare?}

Che squallore. A chi ho dato la mia vita per tre anni?
Che spreco.
...

Mi siedo sulle panchine di marmo, e accendo il sigaro.
{Il marmo è freddo, sotto il cappotto}

Il dolore mi piega.
Mi dico, ti accetto dolore. Fammi male.
Non sei nuovo, so che devi trapassarmi il cuore.

Ma se il dolore lo capisco, il disprezzo di noi invece mi spezza.
Mi fidavo, mi hai tradito. Hai tradito il nostro patto.

Il disprezzo che hai mostrato di noi, di ciò che siamo - tradire il nostro senso - mi spezza.
{Come puoi mentire, e dire di amare o di aver amato?}

Una macchina, lontano, ruggisce: i fari accesi. Si avvicina.
Mi sfreccia vicino. Muove le ali del mio cappotto.
Che ci vuole a far smettere il dolore?
Poco...

Mi alzo.
Non oggi. Un altro giorno.
{Proviamo a ricostruire prima}.