giovedì 16 luglio 2009

Puedo escribir los versos más tristes está noche...(Neruda)

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Scrivere, per esempio: «La notte è stellata, e tremano, azzurri, gli astri, in lontananza.»
Il vento della notte gira nel cielo e canta.

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Io l'ho amata e a volte anche lei mi amava.
In notti come questa l'ho tenuta tra le braccia.
L'ho baciata tante volte sotto il cielo infinito.
Lei mi ha amato e a volte anch'io l'amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Pensare che non l'ho più. Sentire che l'ho persa.
Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza lei.
E il verso scende sull'anima come la rugiada sul prato.
Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla. La notte è stellata e lei non è con me.

Questo è tutto. Lontano, qualcuno canta. Lontano.
La mia anima non si rassegna d'averla persa.

Come per avvicinarla, il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.
La stessa notte che sbianca gli stessi alberi.
Noi, quelli d'allora, già non siamo gli stessi.

Io non l'amo più, è vero, ma quanto l'ho amata.
La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie.
D'un altro. Sarà d'un altro. Come prima dei miei baci.
La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti.

Ormai non l'amo più, è vero, ma forse l'amo ancora.
è così breve l'amore e così lungo l'oblio.

E siccome in notti come questa l'ho tenuta tra le braccia,
la mia anima non si rassegna d'averla persa.
Benché questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa,
e questi gli ultimi versi che io le scrivo.


http://www.youtube.com/watch?v=8YFxgEp2O6c&feature=fvw


Poema 20... Puedo escribir los versos más tristes está noche...

Puedo escribir los versos más tristes está noche.
Escribir, por ejemplo: «La noche esta estrellada,
y tiritan, azules, los astros, a lo lejos».
El viento de la noche gira en el cielo y canta.

Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Yo la quise, y a veces ella también me quiso.
En las noches como ésta la tuve entre mis brazos.
La besé tantas veces bajo el cielo infinito.
Ella me quiso, a veces yo también la quería.
Cómo no haber amado sus grandes ojos fijos.

Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Pensar que no la tengo. Sentir que la he perdido.
Oír la noche inmensa, más inmensa sin ella.
Y el verso cae al alma como al pasto el rocío.
Qué importa que mi amor no pudiera guardarla.
La noche está estrellada y ella no está conmigo.

Eso es todo. A lo lejos alguien canta. A lo lejos.
Mi alma no se contenta con haberla perdido.

Como para acercarla mi mirada la busca.
Mi corazón la busca, y ella no está conmigo.
La misma noche que hace blanquear los mismos árboles.
Nosotros, los de entonces, ya no somos los mismos.

Ya no la quiero, es cierto, pero cuánto la quise.
Mi voz buscaba el viento para tocar su oído.

De otro. Será de otro. Como antes de mis besos.
Su voz, su cuerpo claro. Sus ojos infinitos.
Ya no la quiero, es cierto, pero tal vez la quiero.
Es tan corto el amor, y es tan largo el olvido.

Porque en noches como esta la tuve entre mis brazos,
mi alma no se contenta con haberla perdido.

Aunque éste sea el último dolor que ella me causa,
y éstos sean los últimos versos que yo le escribo.

venerdì 10 luglio 2009

Ho fame della tua bocca (Neruda)

Ho fame della tua bocca, della tua voce, del tuoi capelli
e vado per le strade senza nutrirmi, silenzioso,
non mi sostiene il pane, l'alba mi sconvolge,
cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno.

Sono affamato del tuo riso che scorre,
delle tue mani color di furioso granaio,
ho fame della pallida pietra delle tue unghie,
voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta.

Voglio mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza,
il naso sovrano dell'aitante volto,
voglio mangiare l'ombra fugace delle tue ciglia
e affamato vado e vengo annusando il crepuscolo,
cercandoti, cercando il tuo cuore caldo
come un puma nella solitudine di Quitratúe.


TENGO HAMBRE DE TU BOCA

Tengo hambre de tu boca, de tu voz, de tu pelo
y por las calles voy sin nutrirme, callado,
no me sostiene el pan, el alba me desquicia,
busco el sonido líquido de tus pies en el día.

Estoy hambriento de tu risa resbalada,
de tus manos color de furioso granero,
tengo hambre de la pálida piedra de tus uñas,
quiero comer tu piel como una intacta almendra.

Quiero comer el rayo quemado en tu hermosura,
la nariz soberana del arrogante rostro,
quiero comer la sombra fugaz de tus pestañas

y hambriento vengo y voy olfateando el crepúsculo
buscándote, buscando tu corazón caliente
como un puma en la soledad de Quitatrúe.

Trad. Anonimo.

sabato 4 luglio 2009

Terra Rossa

Afferro la terra rossa tra le mani,
piccola sabbia fine,
come piccoli semi.

Guardo questi semi di colori diversi, e li conto.
Ciascuno mi dice qualcosa di sè.
Chi neri, chi rossi,
chi bianchi,
chi sporchi e pallidi,
chi ocra...

Ognuno di questi piccoli semi di vita è come una persona...
un individuo..
Chi piange, chi sorride,
chi ama...
chi nasconde un mondo interiore...
chi dona con gioia,
chi vive nella più tenera solitudine,
chi teme tutto e soprattutto se stesso..
chi si contenta, chi si crede importante.

Lei mi guarda e mi parla...
e mi dice, indicando il bracciale al mio polso,
con le parole di una bimba di neanche tre anni, ..."bello questo"...

Sposto i suoi capelli biondi, il viso che sa di talco,
le bacio la guancia e le dico "sì è un regalo..."

Mi sorride e mi dice "te lo ha regalato lui?"
"sì le rispondo"
"...bello"

Guardo quei capelli castani,
quegli occhi dolci e intelligenti
e capisco che la vita è lì.
capisco l'espressione di Dio,
lasciate che vengano a me...
capisco perchè Lui li amava...

Mi giro e il turbine mi spazza, la stanza appare vuota.
I mobili spogli, persi nella grandezza della mia stanza.
I miei semi sulla mano, di tutti i colori, come tanti piccoli cristalli di mille colori...
Niente mi sembra familiare...

Di nuovo la sua voce, "te lo ha regalato lui?"
mi giro e vedo me stesso sorridere a quella bimba...
"sì...." la mia voce lontana che risponde....
mi vedo di nuovo, baciarla sulla guancia che sa di talco...
sento di nuovo quel profumo magico, di amore e casa.
"bello" risponde lei...
le porgo tra le mani i mille piccoli cristalli di colori...
Si gira e se ne va, scappa, sorridendo.

Io resto solo in quella stanza troppo grande e spoglia.
I mobili troppo soli, le pareti senza quadri.
Come nuova, come appena arredata. Ma i mobili così lontani nel tempo.
L'odore di vernice fresca risuona in me.

Mi volto e vedo una luce entrare dalle grandi finestre bianche.
Un raggio di sole, cristallino, colpire il pavimento di marmo bianco, rimbalzare su tutte le pareti e sparire via.

I merletti colorati delle luci che scappano tra le veneziane, le impronte del sole entrare nella stanza, colorano di un colore freddo i muri, le pareti, i pavimenti di marmo.

Mi alzo e mi avvicino alla finestra.
Una sabbia calda e colorata riluce ...
Rossa e calda....

Mi chino, mi inginocchio,
infilo la mano nella sabbia e la sento confortevolmente tiepida.
La mia mano si scalda.

Guardo in alto, tra le luci accecanti del mezzogiorno.
Il mio viso si scalda al sole.

Sono felice, in quella infelice solitudine.
Il sole mi guarda e mi bacia.
Il mio corpo si riscalda al sole.

Mi sdraio su questa terra così rossa....
su questa sabbia calda,
del colore delle terre emerse dal tempo,
delle sabbie del deserto,
dei mari senza fondo
color diamanti e smeraldi.

Affondo la mano nella sabbia del deserto... e la afferro...
afferro questo pugno di sabbia mistica,
apro la mano e guardo

Vedo mille piccoli granelli
tra le mie mani,
piccola sabbia fine
come piccoli semi.

Semi di mille colori diversi
Chi neri, chi rossi,
chi bianchi,
chi sporchi e pallidi,
chi ocra...

Milioni di semi
E ciascuno mi dice qualcosa di sè.

Qualcosa di unico e irripetibile.
Qualcosa di amorevole....di bello.

Qualcosa di sè.
Qualcosa di me.


St
Domenica 3 maggio 2009 (rev. 4 luglio 2009)

venerdì 3 luglio 2009

Donna vera (Neruda)

Donna piena e vera, mela carnale,
luna calda, denso aroma d'alghe,
fango e luce pestati,
quale oscura chiarità
si apre tra le tue colonne?

Quale antica notte sfiora l'uomo con i suoi sensi?
Ah, amare è un viaggio, con acqua e stelle,
con aria soffocata e brusche tempeste di farina:
amare è un combattimento di lampi
e due corpi da un solo miele sconfitti.

Bacio a bacio percorro il tuo piccolo infinito,
i tuoi margini, i tuoi fiumi, i tuoi villaggi minuscoli,
e il fuoco genitale trasformato in delizia
corre per i sottili cammini del sangue
fino a precipitarsi come un garofano notturno,
fino a essere e non essere che un raggio nell'ombra.


Pablo Neruda - Plena mujer

Plena mujer, manzana carnal, luna caliente,
espeso aroma de algas, lodo y luz machacados,
qué oscura claridad se abre entre tus columnas?

Qué antigua noche el hombre toca con sus sentidos?
Ay, amar es un viaje con agua y con estrellas,
con aire ahogado y bruscas tempestades de harina:
amar es un combate de relámpagos
y dos cuerpos por una sola miel derrotados.

Beso a beso recorro tu pequeño infinito,
tus márgenes, tus ríos, tus pueblos diminutos,
y el fuego genital transformado en delicia
corre por los delgados caminos de la sangre
hasta precipitarse como un clavel nocturno,
hasta ser y no ser sino un rayo en la sombra.

mercoledì 8 aprile 2009

Zenith

Fatto il giro dei dodici punti cardinali, il marinaio si accorse che non aveva mai sentito parlare di Zenith e di Nadir...
fu lì che capì che la luna non l'avrebbe mai raggiunta navigando, ma che avrebbe dovuto imparare... a muoversi in verticale.

La balena uscì dall'acqua spruzzando e soffiando e subito si accorse che il marinaio era ubriaco...
ma al marinaio non importava... tutto era lì evidente sotto il suo naso anzi la sua vela.
Tutto gli era chiaro.
Doveva solo imparare a nuotare... A nuotare in verticale.
Niente di più facile. Si disse.

8 Aprile 2009
S.Pinardi

martedì 3 febbraio 2009

Gli occhi di Dio

lunedì 24 novembre 2008

La mia vita è un cammino, un lungo viaggio in cui niente è stato mai davvero mio... in cui tutto è un prestito...
Una vita da asceta che nessuno mi ha chiesto di vivere.
Anche a te capita, vero?

Il mio cuore semplicemente non esiste.
Cerco di guardare gli occhi di Dio e l'unica cosa che colgo è un senso di vuoto.
Il vuoto abissale del mondo terreno che non mi è proprio, non è il mio mondo.
Il mio vuoto, il tuo vuoto, il vuoto di noi tutti.
Una cortina cela l'universo e la sua bellezza.

Rompo con le dita questa tela lanugginosa e misteriosa per vedere la verità.
La mani si impastano della bava sottile appicicosa della realtà bavosa.
Al di là di questa tela intravedo a fatica le stelle nitide perfette fredde, brillare.
Le sfere divine.
Tra le stelle vedo il mio cuore pulsare, là.

Sotto le mie gambe vedo il dominio verde e azzurro del mare.
Le acque calde del mare...
Non riesco ad uscire da questo bozzolo pasticciato e poveroso di bava intriso di inutile realtà.

Il mio cuore è sopra di me, il mio amore sotto...
La mia testa è tra le stelle.

Vedo la tua mano protesa verso me,
bianca traslucida e bellissima,
stendersi dalla spiaggia.
Sorridi.

Ti vedo.
Sorridi.

Non sorrido.
Smarrito.
Mi vedi.

Sorridi.

Persino le nostre parole non hanno senso.
Solo i nostri gesti.
Sento le tue mani.
Il tuo profumo.
Solo quella è la mia realtà

L'amore fuori del quale non vive nulla.
La realtà mi intrappola, ma non importa...
Cambia muta e si sposta...

Si sposterà. Semplicemente.
Come tutto.

Al di là del bozzolo della realtà però
c'è l'ignoto.

E' il mio destino, sconfiggere l'ignoto prima di giungere al noto.
Ancora una volta in mare aperto.
Senza un approdo.
A rincuorare l'equipaggio.
Ancora una volta solo, io la natura e Dio.

Goodbye, terra amata e solitaria.
Sono di nuovo un corsaro, senza protezione nè onore.
Canaglia.
Canaglia per coralli e pescecani.

Tornerò con il cuore più chiaro.
O senza cuore del tutto.

st

Smeravigliare

9 nov. 2008

ipermeravigliare
stramigliare
mostrosificare
profondirizibiccolare
prefarre
imprefarre
superfaravigliare
sprefaravigliare
spremeravificare
spervificare
supervivere
...
come... cacchio era quella parola?