mercoledì 12 novembre 2008
Orizzonte notturno
24 febbraio 2008
Ogni tuo sguardo mostra lo sfondo delle nuvole e delle stelle,
la croce del sud è lì di fronte
Tieni il timone, come si tiene un caro amico.
Il vento soffia… e sbatte le sartìe.
Delng-dlen dling-dling dleng-dleng
Il ripetitìo continuo del vento sulle corde di ferro mi culla….
Dormo sulle gòmene, intravedo la tua barba bianca e crespa.
E quelle rughe profonde sui fianchi della bocca…
Che parlano di tutte quelle volte che hai solcato questo mare…
Terribile.
Il più terribile dei mari, a 700 km dal più vicino approdo…
A poche centinaia di km dal polo sud
Qui se si spezza la carena, il gelido mare freddo ti si inghiotte.
E se non ti si inghiotte, nessuno verrà mai a prenderti.
Troppo vento.
Troppa distanza.
Siamo soli noi e la natura.
In questa notte calma... quasi calda..
La natura sembra amica… ma se cambia vento…
Il tuo sguardo riflette dentro di sé i cieli del sud
E mostra la conoscenza dell’ignoto.
Dormo sopra quelle gomene.
E guardo quella barba crespa, grigia, e quelle tue rughe sul volto.
Le sartìe sbattono ripetutamente al vento.
Come una ninna nanna primitiva.
Come quel suono che mamma mi ripeteva nel deserto per farmi dormire.
Io dormo, tra le volute di fumo della mia pipa quasi spenta.
Col calore del fornello tra le mani.
Alzo il bavero e dormo lì
Tra le stelle del sud.
E i ricci del tuo volto.
Le volute del tuo viso e il vento incessante del sud.
24 febbraio 2008
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